Bellezza

vento gonfia vele

Per un attimo Margherita chiude gli occhi e distende la schiena sullo scafo, allarga le braccia. Poi li riapre e una forza invisibile inonda la vela. È il vento. Non lo vedi né lo senti sinchè non trova un ostacolo, come tutte le cose che ci sono sempre state. Persino il mare sembra essere senza limiti, eppure canta solo quando li trova: infrangendosi sulla chiglia diventa schiuma; spezzandosi sugli scogli, vapore; sfinendosi sulle spiagge, risacca. La bellezza nasce dai limiti, sempre.

Alessandro D’Avenia, Cose che nessuno sa

Yago Salina

Bellezza

conchiglia perla

In realtà quando un predatore entra nella conchiglia nel tentativo di divorarne il contenuto e non ci riesce, lascia dentro una parte di sé che ferisce e irrita la carne del mollusco, e l’ostrica si richiude e deve fare i conti con quel nemico, con l’estraneo. Allora il mollusco comincia a rilasciare attorno all’intruso strati di se stesso, come fossero lacrime: la madreperla. A cerchi concentrici costruisce in un periodo di quattro o cinque anni una perla dalle caratteristiche uniche e irripetibili. Ciò che all’inizio serviva a liberare e difendere la conchiglia da quel che la irritava e distruggeva diventa ornamento, gioiello prezioso e inimitabile. Così è la bellezza: nasconde delle storie, spesso dolorose. Ma solo le storie rendono le cose interessanti.

Alessandro D’Avenia, Cose che nessuno sa

Yago Salina

Bellezza

Le persone più belle che abbiamo conosciuto sono quelle che hanno conosciuto la sconfitta, la sofferenza, lo sforzo, la perdita e hanno trovato la loro via per uscire dal buio. Queste persone hanno una stima, una sensibilità, e una comprensione della vita che le riempie di compassione, gentilezza e un interesse di profondo amore. Le persone belle non capitano semplicemente; si sono formate.

Elisabeth Kübler-Ross

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Bellezza

donna-allo-specchio

Alba imparò a mentire e a dissimulare. Col pretesto di studiare di notte, lasciò la stanza che spartiva con sua madre dalla morte della nonna e si sistemò in una camera del primo piano che dava sul giardino, per poter aprire la finestra a Miguel e guidarlo, in punta di piedi attraverso la casa addormentata, fino alla tana incantata. Ma non stavano insieme solo di notte. L’impazienza dell’amore era talvolta così intollerabile, che Miguel si arrischiava a entrare di giorno, strisciando fra i cespugli, come un ladro, fino alla porta della cantina, dove lo aspettava Alba col cuore in subbuglio. Si abbracciavano con la disperazione di un addio e sgattaiolavano nel loro rifugio soffocati dalla complicità. Per la prima volta nella sua vita, Alba sentì il bisogno di essere bella e rimpianse che nessuna delle splendide donne della sua famiglia le avesse lasciato in eredità i suoi attributi, e l’unica che l’aveva fatto la bella Rosa, le aveva dato solo una sfumatura d’alga marina ai suoi capelli, che, se non era accompagnata da tutto il resto, sembrava piuttosto un errore del parrucchiere. Quando Miguel indovinò la sua inquietudine, la portò per mano fino al grande specchio veneziano che ornava un angolo della camera segreta, tolse la polvere dal vetro incrinato e poi accese tutte le candele che aveva e gliele mise intorno. Lei si rimirò nei mille frammenti dello specchio. La sua pelle, illuminata dalle candele, aveva il colore irreale delle figure di cera. Miguel cominciò ad accarezzarla e lei vide trasformarsi il suo volto nel caleidoscopio dello specchio e convenne infine che lei era la più bella dell’universo, perché aveva potuto vedersi con gli occhi con cui la vedeva Miguel.

 

Isabel Allende, La casa degli spiriti